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University of Illinois Urbana-Champaign

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EDIZIONE NAZIONALE -. XVII =

GIUSEPPE PITRÈ

USI E COSTUMI

CREDENZE E PREGIUDIZI

DEL

POPOLO SICILIANO

VOLUME QUARTO

G. BARBÈRA EDITORE FIRENZE

wmmmmMmmm.

EDIZIONE NAZIONALE DELLE OPERE

GIUSEPPE PITRÈ

OPERE COMPLETE

DI

GIUSEPPE PITRE

XVII

SCRITTI VARI EDITI ED INEDITI

VITTORIO EMANUELE III

Per grazia di dio e per volontà' della nazione

RE D' ITALIA E DI ALBANIA

IMPERATORE D'ETIOPIA

Ritenuto che si è costituito un Comitato sotto la presidenza di Giovanni Gentile per curare la pubblicazione delle opere complete i Giuseppe Pitrè;

Che tale Comitato, composto di autorevoli personalità, ogni af- damento che l'edizione delle opere del Pitrè sarà curata con ogni ompetenza e serietà scientifica;

Considerata l'alta importanza scientifica ed artistica dell'opera el Pitrè;

Udito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'edu- azione nazionale;

Abbiamo decretato e decretiamo:

la pubblicazione delle opere di Giuseppe Pitrè curata dal Comitato resieduto da Giovanni Gentile è dichiarata « edizione nazionale ».

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, .a inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Re- no d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo sservare.

Dato a San Rossore, addì 22 giugno 1939.

VITTORIO EMANUELE

Mussolini Bottai isto. il Guardasigilli: Solmi

EGIO DECRETO 22 giugno 1939, n. 1015.

COMITATO

PRESIDENTE VITTORIO EMANUELE ORLANDO

MARIA D'ALIA PITRÈ GIUSEPPE CUCCHIARA RAFFAELE CORSO PIER SILVERIO LEICHT FULVIO MARÒI VITTORIO SANTOLI FILIPPO TEDESCHI PAOLO TOSCHI

OPERE COMPLETE

BIBLIOTECA DELLE TRADUZIONI POPOLARI SICILIANE

Irli.

III.

IV-VII.

VIIT-XI. XII. XIII. XIV-XVII.

XVIII.

XIX.

XX.

XXI. XXII. XXIII. XXIV.

«

XXV.

XXVI.

XXVII-XXIX

XXX.

XXXI-XXXII.

XXXIII.

XXXIV.

XXXV.

XXXVI.

XXXVII.

XXXVIII.

XXXIX-XL.

XLI-XLIII.

XLIV-L.

Canti popolari siciliani.

Studi di Poesia popolare.

Fiabe, Novelle e Racconti Popolari.

Proverbi siciliani.

Spettacoli e Feste Popolari Siciliane.

Giuochi fanciulleschi siciliani.

Usi e Costumi, Credenze e Pregiudizi del Popolo siciliano.

Fiabe e Leggende popolari siciliane.

Medicina popolare Siciliana.

Indovinelli, Dubbi, Domande, Scioglilingua del po- polo siciliano.

Feste patronali in Sicilia.

Studi di leggende popolari in Sicilia.

Proverbi, Motti e Scongiuri del Popolo siciliano.

Cartelli, Pasquinate, Canti, Leggende, Usi del po- polo siciliano.

La Famiglia, la Casa, la Vita del popolo siciliano.

Del S. Uffizio a Palermo e di un carcere di esso (inedito) .

La Vita in Palermo cento e più anni fa (vo- lume III inedito).

Novelle popolari toscane (parte II inedita).

Bibliografia delle Tradizioni popolari d'Italia (vo- lume II inedito).

Corsi di Demopsicologia, cinque volumi (inediti):

1. La Demopsicologia e la sua storia.

2. I proverbi.

3. Poesia popolare italiana.

4. Poesia popolare straniera.

5. Novellistica e varie.

La Rondinella nelle tradizioni popolari (inedito). Viaggiatori stranieri in Sicilia (inediti). Articoli di Riviste e di Giornali; Recensioni, Con- ferenze, Discorsi, Prefazioni ecc. (editi e inediti). Carteggio con illustri contemporanei (inedito).

VOLUMI PUBBLICATI

CANTI POPOLARI SICILIANI

lt 16°, pp. XLIV-432 L. 900

n? » » XII-496-18 » 700

USI E COSTUMI, CREDENZE E PREGIUDIZI DEL PO- POLO SICILIANO

XIV, 16°, PP- XXVI-466 L. 950

XV,' » » XII-426 » 850

XVI, » » XII-438 » 1.000

MEDICINA POPOLARE SICILIANA Con numerose illustra- zioni fuori testo

XIX, 16°, pp. XXVIII-472 L. 1.250

DEL SANT' UFFIZIO A PALERMO E DI UN CARCERE DI ESSO (inedito) con numerose illustrazioni fuori testo

XXVI, 16°, pp. XII-280 L. 650

LA VITA IN PALERMO CENTO E PIÙ' ANNI FA

XXVII, 16°, pp. XVI-392 L. 800

XXVIII, » » 458 » 1.200

NOVELLE POPOLARI TOSCANE

XXX, parte I, 16°, pp. XLVI-352 L. 800

» II, (inedito) » XIII-236 » 500'

LA RONDINELLA NELLE TRADIZIONI POPOLARI (ine- dito) con numerose illustrazioni fuori testo

XXXVIII, 16°, pp. VIII-178 L. 500

MEDICI, CHIRURGHI, BARBIERI E SPEZIALI ANTICHI IN SICILIA, SECOLI XIII-XVIII (inedito)

XLI 16°, PP- VI-408 L. 800

USI E COSTUMI

CREDENZE E PREGIUDIZI

DEL

POPOLO SICILIANO

RACCOLTI E DESCRITTI DA

GIUSEPPE PITRÈ

VOLUME QUARTO

G. BARBÈRA EDITORE FIRENZE

Proprietà letteraria riservata

YU40L

1643

POLIGRAFICO TOSCANO (Firenze-Empoli)

V, 17

ESSERI

SOPRANNATURALI E MERAVIGLIOSI

Comprendo sotto il titolo generale di Esseri sopran- naturali e meravigliosi tutte le credenze, le superstizioni e le pratiche da me udite e raccolte circa le anime de' corpi decollati, gli spiriti e gli spiritati, i morti, il dia- volo, le streghe e le stregonerie, le fate, le donne di fuora, la sirena del mare, i nani, i mercanti, i cerauli, il lupo mannaro ed altre entità mitologiche che la tradizione e la leggenda del popolo siciliano han serbate fino a noi.

Scrivo cose che, senza dubbio non poca sorpresa cheranno anche a coloro che si occupano del meravi- glioso popolare, come un gran senso hanno recato a me nel venirle raccogliendo. Oltre l'in discutibile loro valore per la demopsicologia, una grande importanza potranno esse avere per la storia delle superstizioni e per le scien- ze giuridiche e sociali.

I. Le Anime dei corpi decollati.

Ragione di curiosità a chi studia le tradizioni e la vita del popolo in Sicilia è la devozione per le cosiddette « ani- me dei corpi decollati ». Uomini e donne, giovani e vec- chi, tutti hanno un voto, una preghiera, rutti qualche pra- tica religiosa da compiere per questi geni occulti del bene pronti a soccorrere chi li preghi di consiglio o di ajuto, chi cerchi ad esse un segno della sua sorte avvenire.

Dov'esse abitino, queste anime, non si sa bene; ma le si possono scontrare dappertutto, come quelle che gi- rano pel mondo a custodia de' loro devoti. Nelle città appariscono sulle vie; in campagna prediligono i fiumi; sul mare fanno sentire la loro voce in mezzo a' ruggiti della tempesta, cui dominano a favore dei naviganti.

Il popolo le chiama comunemente armi di li corpi de- fittati (Palermo), ma in Acireale beati, e in Trapani, amiceddi; e sebbene le distingua dalle armi santi (ani- me sante), che son le anime purganti, nondimeno talora le confonde, e ne fa una stessa cosa. Su di che vuoisi no- tare la distinzione d'una caldissima divota di queste mime, la quale non intende che si faccia fascio d'ogni prba mescolando le anime di coloro che morirono per

Yl CAPITOLO 1.

mano del boia e le anime di coloro che nel praticare il bene non furono in vita operosi ed efficaci quanto do- vevano. A queste ultime essa intende associate Tarmi sdiminticati.

Ne' secoli passati le esecuzioni di giustizia erano frequentissime in Sicilia; e Palermo, antica capitale, era la città ove la più gran parte di esse avea luogo. Da tutta l'isola qui si giudicavano gli accusati d ogni ge- nere di delitti; qui si decollavano o si impiccavano. La Biblioteca Comunale ci serba sanguinosi ricordi d, questi fatti- e i Diari di Palermo di Filippo Paruta, di Mi- chele Palmerino, di Gaspare Zamparrone, del Mungitore del Villabianca e di altri » son ad attestare che in quella medesima Piazza Marina ove migliaia di baroni e di tito- lati del Regno venivano passati in rassegna da un viceré De Castro ed ove giostre e tornei avvisavano il popolo d. nozze principesche e di arrivi di viceré, si levavan forche e si strozzavano uomini e donne. In Palermo pertanto la devozione per le anime de' decollati dovea sentirsi più viva che altrove. E qui nel 1541 sorgea la Compagnia de' Bianchi, con proposito di confortare a ben morire i condannati2 e di suffragarne, dopo giustiziati, le ani me »; alla quale Compagnia erano iscritti patrizi e cittad,

1 Bibl. stor. e leu. voli. 1, II, III ecc.

Capitoli da osservarsi nella Cappella de condannali a morte Riformati Vanno 1652. Ih. Qq D 177 della B.bl. Comuu. d. Pa lermo Vedi pure il Manuale di preghiere per le anime degli agr nizzanti e di proteste da farsi per apparecchio alla buona mori e di altre divote pratiche ecc. Palermo, tip. Gaudiano, 1857.

» Pietro Cokseri padovano, pseudonimo di P. C. Costa pale

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 13

ni egregi e pii che volsero compiere quel pietoso uffi- cio x. Qui nel 1630 sorgeva ed esiste tuttavia una chiesa detta degli Agonizzanti 2, per pregar pace alle anime di

milano, in uno suo curioso libro intitolato: Le vittorie delle Fenici Penanti (Palermo, 1684) scriveva: «Ogni venerdì s'assegnano dai superiori alcuni fratelli (dei Bianchi) che vadano per la città do- mandando l'elemosina per suffragare con divini sacrifici l'anime di detti condannati, per le quali dopo la solenne commemorazione de' defunti in detta ven. compagnia si celebra solamente una messa cantata di Requiem ».

Coi Bianchi è nato il proverbio: Tutti cci la sannu a fari li Bianchi, ma nuddu lu 'mpiccatu, che significa: tutti si è buoni a dar! consigli, ma nessuno a soffrire ecc.

1 Dai Capitoli della Compagnia del Crocifisso, detta dei Bianchi della felice città di Palermo. Riformati nelVanno MDLXXVIIIL (In Palermo MDLXXVIIII) si raccoglie quanto segue:

Nel 1541 predicando in Palermo il minore conventuale P. fra Pietro Paolo Caporella di Napoli raccomandò che si fondasse in Palermo, come in Napoli era, una Compagnia de' Bianchi, « quale fosse a favore ed aiuto di quelli poveretti, li quali per giustizia sono condannati alla morte, considerato che per li passati tempi erano questi andati alla morte senza consiglio e ricordo alcuno, in modo che molti di questi tali afflitti andavano di sorte che le più delle volte si dubitava di loro esito» (cap. 1).

Era proibito a' fratelli Bianchi che morissero di esser condotti alla sepoltura con lettiga, dovendo esserlo col cataletto della Com- pagnia, e in caso che i parenti del fratello morto volessero sep- pellirlo con lettiga si proibiva che la compagnia andasse a seppel- lirlo, « ne anco mandarlo a vestire dell'abito dei Bianchi » cap. XIV).

1 confrati eran tenuti di accompagnare i rei al patibolo, e di portarli uoi in ispalla alla sepoltura, quando l'aveano a seppellire alla chiesa di S. Bartolomeo. Ogni sabato doveano andare a que- stuare per le anime de' morti (cap. XXIV).

2 Mongitore, Palermo diioto di Maria, v. 1, p. 452; ed anche

14 CAPITOLO I.

coloro che pagavano sul palco il fio de' loro delitti: chie- sa edificata per opera dei confratelli della Compagnia di S. Girolamo della Marca, afflitti di veder morire im- penitente un Francesco Anello da Caccamo condannato a morte 1. E qui finalmente sorgea la famosa Chiesa delle anime de' corpi decollati, che è il santuario ove pare es- servi concentrata la venerazione del popolo per questi geni tutelari, e sulla quale bisogna che si fermi chi voglia addentrarsi nello spirito, come oggi si dice, di questa devo- zione. Ciò non toglie però che fuori Palermo questo culto trovasse favore, perchè anche fuori della capitale si al- zavano di quando in quando patìboli 2, tanto che dopo

Istoria sagra di tutte le chiese, conventi, monasteri, spedali et altri luoghi pii della città di Palermo dello Stesso: Chiese di unioni, confraternite ecc. Ms. Qq E 9 della Bibl. Comun. di Palermo.

1 Mongitore,oP. cit., pag. 493; G. Palermo, Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni ecc. pag. 195; Palermo Pensante, 1859; Alberti, op. cit., parte 1* libro 1°, cap. 9, p. 71. - Aguilera, op. cit. v. I, pp. 126-27, scrive: « Homines lata mortis sententià ab omnibus destituebantur, neque quisquam erat aut propinquus, aut sarcerdos, aut christianus, qui cum eis auderet miscere sermonem. Omnes enim in superstitione versabantur, ut putarent eorum manes quorum guttura carnifex laqueo fregisset, nocturnis larvis iis fore infestos, qui viventibus misericordiam praestitissent ; quo fiebat, ut rei in desperationem acti, pecudum more ad caedem raperentur ».

2 Prima del cinquecento in qualche comune della Sicilia i con- dannati a morte venivano giustiziati senza nessun soccorso reli- gioso. Si credeva dal volgo che morti, essi verrebbero a inquietare i sacerdoti che li avevano assistiti con apparizioni notturne come gli spiriti folletti. Nessun sacerdote osava perciò soccorrerli. Furono i Gesuiti che cominciarono perciò in Bivona, dopo il 1554, ad assistere questi sventurati.

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 15

Palermo ebbe Messina la sua Compagnia degli Azoti (20 nov. 1542), Catania la Compagnia di S. Giovanni Battista (29 nov. 1543), Trapani la Compagnia dei Bian- chi (31 ott. 1556), tutte intese a confortare, come pre- scrivevano i capitoli \ gli afflitti. Basterebbe per tutti citare questo solo fatto: che in Paceco (prov. di Tra- pani) v' è una specie di culto per l'anima di un Francesco Frusteri contadino, che fu giustiziato per aver uccisa, a difesa della moglie che se ne diceva contrariata, la propria madre 2, culto così fanatico che da Trapani 3 e da altri comuni vicini, uomini e donne si partono per andare a fare un lungo viaggio a piedi in onore del decollato, cui

1 Moncitore, op. cit.: Le Compagnie, pag. 4 Ms. Qq E 8 della Bibl. Commi, di Palermo.

- Canti pop.t v. 1, p. 78. Il prof. F. Liebrecht ne parlò come d'una curiosità siciliana neWAcademy di Londra, n. 15, 15 Dicembre 1870, p. 59.

J Anche in Trapani è una chiesa di decollati, intesa volgannente la Chiesa di VArmiceddi, a levante della città, ne' controfossi di Porta Nuova, ove si solea giustiziare. È in luogo isolato, come altre chiese consimili, a sinistra della città, con porta a settentrione. Vi si va il lunedì, in cui vi si celebra una messa. La congregazione dei Bianchi, dal suo locale, che fu convertito nell'attuale Biblioteca ì Fardelliana, passò in S. Agostino, ov'è una cappella all'ufficio d'as- sistenza ai condannati.

In Paceco la chiesa propria de' decolalti è quella di Porto Salvo; in Marsala quella di S. Vito; in Messina quella di S. Giovanni de- collato verso la Ciumaredda, fuori la città; in Sambuca e Noto, come in molti altri comuni dell'Isola, la chiesa de' Cappuccini. | In Mineo prima del 1693 era quella di S. Ippolito, a pochi passi

( della quale Lu chiami di li Furchi, come ancora si chiama, ove I ..... .

sj giustiziavano i rei.

16 CAPITOLO I.

una tabella dipinta rappresenta nel momento di salire al patibolo. Questo Frusteri, per dime brevemente, è in fama di santità, ed ho udito io stesso a Trapani, in Pa- ceco e all'Isola grande, aver egli fatto dei miracoli straor- dinari \ Una leggenda popolare in versi ne magnifica morte e prodigi, e la si può avere chiedendo li parti di Frusteri. Una lampada accesa pende giorno e notte da- vanti la sua sepoltura a S. Francesco di Paola, e la se- guente iscrizione sulla parete destra della chiesa ne ri- corda la fine:

Francesco Frusteri

moriva rassegnato e contrito

subendo l'estremo supplizio

da ispirare la pubblica ammirazione

addì 5 novembre 1817.

1 II seguente fatto ha qualche analogia con il culto di Frusteri: A' 27 Marzo 1702 il sac. D. Gennaro Antonio Cappellari venne strozzato in Palermo; e siccome si mostrò rassegnatissimo, così il popolo n'ebbe pietà. La mattina del 28 il suo cadavere si trovò legato ad un palo nel piano del Papireto, e concorse in gran nu- mero il popolo a vederlo. «E fu non senza meraviglia osservate - scrive il Mongitore - che tutti, anche le donne, che hanno il orrore gli giustiziati, con riverenza gli baciaron le mani, non per- mettendo Iddio che si perdesse dal popolo il rispetto e venerazione alla dignità sacerdotale.

«Non lascerò di dire, che molti raccolsero della terra che stava sotto dei piedi, con la quale dicono esser seguite operazioni mi- racolose, che si pubblicarono dappertutto. Alcuni però le stimarono dicerie del volgo: onde furono da' ministri della giustizia ristretti in prigione quelli, che si pubblicavano risanati in virtù di quella

terra ».

Vedi Bibl. star, e lett. v. VII, p. 310 (Diario del Moncitore).

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 17

he se in essa non è verun accenno al culto dei fedeli pel giustiziato, bisogna dire che quel che scriveva sul proposito il Buscaino di Trapani nel 1860 facesse torna- re in se medesimi coloro che avevano alimentato tanto ;ulto K

La chiesa delle anime de' corpi decollati in Palermo eb- >e già prima nel 1785 il titolo dìMadonna del Fiume, >erchè quasi bagnata dal fiume Oreto, o del Ponte, per- chè ha da presso lo storico ponte (an. 1113) dell'am- niraglio Giorgio Antiocheno compagno del conte Rug- ;eri. Fino al secolo passato (e forse fino a un quarant'an- i addietro) per testimonianza del Villabianca, presenta- a «davanti la piramide, delle teste di giustiziati»2; e io per conservare le tradizionali insegne del prossimo imiterò dei giustiziati, del quale prese il posto nella olitaria strada del Secco. Rifatta ed abbellita tra gli nni 1857 e 1865, essa sorge alle sponde dell'Oreto in lezzo a cipressi e ad oleandri, difesa da muriccioli ai- intorno. Davanti è la sepoltura de' decollati, sulla quale divoti vanno ad offerire, compiuto il viaggio, il rosario, id a recitare le ultime orazioni per attendere i responsi elle anime. A destra e a sinistra di chi entra pendono jalle pareti da un centinaio di tavolette dipinte, quante 3 può contenere lo spazio libero, così che crescendo esse |;ni giorno, le antiche cedono il posto alle nuove. In jideste tavolette, opera di pittori popolari, sono rappre-

1 A. Buscaino, Studii varii riveduti ed ampliati, pagg. 490-91. apani, tip. Modica-Romano, 1867. Quivi è riprodotto imo stampino

ie il Buscaino pubblicava nel 1860.

2 II Palermo d'oggigiorno, nella Bibl. stor. e leti., v. XTTT, p. 394.

18 CAPITOLO I.

sentati miracoli e prodigi di queste anime come altrove lo sono di santi e di taumaturghi. Avrò forse argomento d'intrattenermi altrove dell'arte pittorica tradizionale nel popolo; per ora dirò di questa soltanto che illustra la de- vozione delle anime de' decollati, ed il farò sugli appunti che un giorno dell'ottobre 1872 potei furtivamente mei tere insieme in quella chiesa in mezzo a un gran numero di donne che offerivano i loro rosari maravigliate di ui curioso colà ove tutto era raccoglimento e fervida devo zione.

Tra'miraeoli fatti dalle anime de' giustiziati e dipinti a gloria di esse, un gran numero sono del 1860, per me moria delle squadre che combatterono contro i soldat borboniani. La causa per essi era santa, e l'interventi di quelle anime non potea mancare. Si vedono uomin vestiti alla buona, ma quasi sempre con una carniera la tradizionale bunàca, armati di schioppo e con vivac nastri tricolori sul berretto, di fronte a un pelottone dj soldati; feriti, sanguinanti, stanno essi « come torre ferm che non crolla »; intanto che ad un angolo del quadro vedono anime in mezzo al fuoco, e corpi penzoloni da forche, che son quelli a' quali si rivolsero nel moment terribile i poveri feriti. Poi vi sono vapori carichi e garibaldini sbattuti dalle onde e salvati per virtù dell anime, e qua a naufraghi, ma salvati anch'essi. Ass, quadri vi hanno con barche, bastimenti e legni d'ogi forma e portata in grave pericolo, e marinai che si sfo zano di ammainar vele, e vento impetuoso che le squa eia e porta via: e viaggiatori che dalle braccia alzate i cielo pregano a caldi ochi le anime che li liberino <3

.ìi

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 19

anto frangente. Ed un quadro anche vi ha, ove scorgersi m'anima con bella e stupenda movenza, rivolgersi a Dio e idditargli i poveri naufraghi in atteggiamento suppliche- vole.

Ma i maggiori miracoli son fatti a' viaggiatori di terra, i quelli che vengono assaliti da ladri o da malfattori. |e anime dei corpi vissute tra' delitti e nel sangue non ilimenticano il sangue; se non che, laddove in vita non bbero pietà del prossimo e non rispettarono le sostanze ì l'onore, in morte si fanno scudo e difesa de' poveri ssaliti: prendono le parti del debole. Esse odiano il de- tto, e se non lo puniscono sempre in chi lo fa, ne «ce- nano gli effetti in chi lo riceve e ne è vittima. E però love uno dei loro divoti sia assalito da ladri che vanno di lotte, essi compariscono, e per soprannaturale virtù sndono innocue le ferite o indeboliscono le mani di hi ferisce. Egli è presso il fiume Oreto che questi mira- oli si fanno, ora sopra venditori ambulanti di tele o di jmssoline, ora sopra mereiai d'ogni genere ed ora sopra amplici viaggiatori. Celebre tra tutti questi miracoli è no a prò d'un devoto de' più caldi, che andava di notte i cavallo e portava denaro. I ladri, che n'avevano avuto fntore, gli furono addosso chi con pugnali, chi con col- ali, e qualcuno con ischioppi. Il malcapitato non sapen- b fare di meglio si rivolse con vera fede (condizione in- ispensabile in queste circostanze) alle anime de' corpi pcollati; e allora avresti veduto gli scheletri de' giu- jiziati sorger dal sepolcro, afferrare le ossa e correre in accorso del divoto picchiando e ripicchiando i ladri; Y quali altri restano morti ed altri, malvivi, cercano

20 CAPITOLO I.

salvarsi con la fuga. Un'antica stampa in litografia, ch< viene riprodotta anno per anno, consacra lo stesso fatto e v'è da notare che gli scheletri giocano di tromboni di trombonate.

Qui mi cade in acconcio di ricordare un miracolo con-

simile che io ricordo di aver visto fanciullo dentro la

Chiesa di S. Maria della Vittoria a Mezzo Monreale, ifl

un affresco che allora era, ed ora non è più, sulla volta

della terza cappella a destra. Grande nella potenza e nella

concezione era quel dipinto, ed io noi rividi mai che non

mi sentissi compreso di paura edi arcana meraviglia. Un

divoto che viaggiava pei suoi negozi venne assalito da

ladri. Forse in quell'istante si raccomandò ai decollati

Essi ne furono commossi; sbucarono dalla sepoltun

e si precipitarono sui ladri. Ma i ladri erano armati, <

gli scheletri inermi: ebbene, le ossa tennero luogo di ar

mi; ed eccoti i risorti afferrare chi un braccio, chi un<

stinco; e, finite le ossa, mentre un ultimo scheletro mezz.

fuori la sepoltura è per uscirne, un altro che lo ha gi

preceduto, in mancanza d'armi si avventa ad una lung

cassa mortuaria, e quella prendendo da una delle estK

mità la solleva e scarica addosso a' sagrileghi. Ed intani

altri scheletri corrono al campanile della loro chiesa

suonano a distesa in soccorso del loro devoto.— Tutte 1

figure erano d'un fare arditissimo, che dava al quadi

maravigliosa efficacia e novità.

Altri miracoli sono nella chiesa de' decollati, ma c< me numerarli? Noterò, senz'altro, che molte di dette t belle fanno fede aver quelle buone anime dato la salu a chi versava in grave pericolo di vita, la libertà a ci

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 21

'aveva perduta; aver lasciato incolume sotto d'un carro in povero cocchiere o un carrettiere qualunque, o salvato in fonditore di ferro in mezzo allo scoppio d'una cal- laia. Gli emottoiei vi hanno anch'essi la loro parte di niracoli, non meno che gli amputati per mano chirur- 5Ìca e i mutilati per qualsiasi accidente 1.

Ma quali sono le pratiche de' fedeli in questa previle- *iata chiesetta?

Ogni persona che abbia divozione alle anime dei corpi lecollati (e chi non l'ha tra le donne di Palermo?) il lu- ìedì e il venerdì, giorni sacri ad esse (in quasi tutta Sici- ia il giorno consacrato a queste anime è il solo lunedì), si )arte di casa sua di buon mattino, ovvero nelle ore pome- idiane, e s'avvia a Porta di Termini, oggi Porta Garibal- li. Non poche sono le donne che vengono dai comuni del- a Conca d'oro o dalla provincia per compiere ed offerire

1 L'accorrenza continua a questa chiesa panni chiaramente dimo- trata da tutta questa serie di miracoli, di opere soprannaturali e (neglio anche dal fatto che essa ha ora un'amministrazione che •rima non aveva. Due lapidi alle due pareti dicono che dal 1858 ili 1865 i fedeli hanno dato tanto da poter costituire la rendita innuale di quattro messe cotidiane per contratti stipulati presso il iiotaro Stefano Cavallaro; rendite esigibili (son parole della lapide Ministra) nel Debito pubblico del Regno d'Italia e nel Banco di Sicilia. E mentre l'una di esse finisce esclamando: «Lode ai fedeli, pregate per essi ! » l'altra aggiunge : « A voi fedeli : l'opposta lapide }rì dice quali sieno state le offerte fino al 1861, questa vi dimostra je posteriori, cioè come da quell'anno in poi, cioè in tre anni, il .centesimo da voi offerto si sia convertito in tante lire da costr- uire la rendita annua di onze 109, tt. 2, gran. 9 Tre messe sono jissicurate, provvedete alla quarta. 1865 ».

22 CAPITOLO I.

questo viaggio; perchè dove non si facevano esecuzioni di giustizia o raramente si facevano, manca una chiesa pei giustiziati e quindi volendo tenersene ben edificate le ani- me bisogna venire qui a Palermo. Se la promessa fu fatta così: che il viaggio debba essere a piedi scalzi, il divoto si cava le scarpe proprio alla Chiesa deli Annegati, che sta in mezzo la via che da Porta di Termini va alla Chiesa de' Decollati; e incomincia il suo rosario indiriz- zandosi a quella chiesa. I più fervidi e sinceri prendono invece la strada che conduce al Secco, fuori Porta S. An- tonio, e cominciano le laudi e le preghiere da un pila- stro con iscalcinature, che già conduceva alla antica chiesa de' decollati. Il rosario si compone d'avemarie, di paternostri e di gloriapatri. Comincia il paternostro; se- guono tre requie {requiem aeternam) ; indi i misteri co- me quelli del rosario alla Madonna. I misteri son di que- sta forma:

Armuzzi mei decullati, Novi siti e novi vi junciti, Davanzi 'u Patr'Eternu vi nni jiti, Li mei nicissità cci raccuntati, E tantu li prigati, Fina chi la grazia mi cunciditi.

Variante di Carini:

E pi mia tutti priati

e Diu vi paa la cantati.

Ve ne hanno però più espliciti, ed uno è questo:

Armuzzi di li corpi decullati, Chi 'n terra siti nati, 'N Purgatoriu vi stati,

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 23

'N Paradisu siti aspittati,

Prigati l'Éternu Patri

Pi li mei nicissitati;

Prigati lu Signuri

Chi li nnirnici mi vennu 'n favuri (Palermo) .

Poi vengono le avemarie:

Pi li fraggelli e battituri Vui ch'avistivu, Signuri;

Pi li chiova arribbuccati L'armi 'i corpi dicullati arrifriscati 2.

Dopo dieci avemarie, si torna a ripetere il paternostro, 1 requie, il mistero ;il mistero; ciò per quindici volte di eguito, le quali chiamano posti (poste). In capo a que~ ita lungagnata si recitano le Litanie lauretane, le quali levono coincidere sempre davanti la porta della chiesa.

Giunti si offre, come ho detto, il rosario, e si fa la >reghiera secondo le proprie intenzioni. Tale preghiera iev'essere innanzi la balaustra dell'altare consacrato a 5. Giovanni Battista Decollato, protettore dei decollati. Compiute le preghiere, ogni buona divota passa nella ;appelletta a destra, s'accosta ad una lapide pur essa a de- tra, sotto la quale si credono numerosissime le anime, e ) aria o mormora, e prega, ed interroga e vuole. Finito li parlare vi applica l'orecchio, attende trepidante il •esponso. Se ode un leggiero tintinnio (il quale natural-

1 Canti, v. II, n. 820.

2 Versione letterale: Pei flagelli (e per le) battiture che Voi, > Signore, aveste; pe' chiodi che Vi furono ribaditi, rinfrescate le mime dei corpi decollati.

24 CAPITOLO i.

mente non potrà mancare ad una fantasia troppo alte- rata in quell'istante) è segno che la grazia è già stata con- ceduta. Vedresti allora la gioia di chi prega! la quale si traduce nel colorarsi istantaneo del volto e nello scili tillare degli occhi. Essa crede già di toccare il cielo co dito!1

Ma non tutti i divoti in tutte le stagioni possono so stenere le fatiche di questo viaggio; che veramente è lungo, e a farlo come va fatto, a piedi, ci va del tempo. Perciò chi ha bisogno di una grazia, e questa è in virtù de' decollati il concedere, può fare un novenario in casa, tutto ad onore de' decollati. Chi ne ha la possibilità- accende una candela davanti la figura di queste anime (che più d'una ne corre antica, rappresentante corpi pendenti dalle forche o brucianti in mezzo al fuoco, che spesso si prendono per anime purganti), e si p para al rosario. È di notte; non passa anima viva, non si sente uno zitto: questo è il momento opportuno a principiare il rosario. La divota o il divoto apre ap pena l'uscio di casa, la finestra, un'imposta qualunque, s'inginocchia e comincia col gloriapatri; recita il pater- nostro, l'avemaria, il mistero, fino a cinque poste. La grazia che si domanda vuol esser detta chiaramente, per- chè co' decollati può farsi alla confidenziale; anzi v'è un'ultima orazione che li minaccia di noncuranza se non

1 Questa scena merita davvero di esser vista anche da chi non s occupa di credenze popolari. I miei amici forestieri che vengono in Sicilia e son condotti da me a quella chiesa e a quella cappella restano a bocca aperta non sapendo in che mondo si trovino.

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 25

vorranno compiere i voti di chi prega. Ecco questa ora- zione, invero troppo spregiudicata:

Armuzzi di li corpi decullati, Tri 'mpisi, tri ocisi e tri annigati, 1 Tutti novi vi junciti, Davanti 'u Patr'Eternu vi nni jiti, Li me' guai cci cuntati. 'Un vi lu dugnu, 'un vi l'apprisentu,, 2 S' 'un mi dati lu me 'ntentu (Palermo) \

Ma quante non sono le preghiere e i desideri!

Uno, per esempio, pregherà perchè gli vadano bene negozi; un altro, perchè gli diano tre numeri da gio- care al Lotto 1 ; la madre, perchè le sieno salvi i figliuoli, o gli tornino presto da lungo viaggio; mancheranno madri che pregheranno perchè vengano una volta per loro giorni meno tristi. La moglie prega pel marito, e per lui soltanto. Se essa è infedele, non si arrischia di pregare per l'occulto amante; le anime ne farebbero vendetta esemplare. Le ragazze fanno a fidanza colle anime in parola, e le cercano per questioni d'amore. Hanno, mettiamo, uno screzio col fidanzato? Eccole ri- volgersi alle anime e supplicarle che unite vadano dallo amante e gliene diano tante che rientrato in se stesso orni al loro amore:

Armi 'i corpi decullati, Tri 'mpisi, tri ocisi e tri annigati, Tutti novi vi junciti,

Tre appiccati, tre uccisi e tre annegati.

Non ve lo( dò, non ve lo presento (il rosario). 8 Se non mi concedete quel che io ho in animo. Canti, v. II, n. 796. 4 Vedi il Lotto.

26 CAPITOLO 1.

Nn' 'u me zitu vi nni jiti,

Tanti e tanti cci nni dati,

No pi fallu muriri,

Ma pi fallu a mia viniri ' (Palermo).

E le anime in Arcireale rispondono:

Cci li damu 'ntra la testa Ppi lu tali e tali mi ti fa festa;

Cci li damu 'ntra li vrazza, Mi ti strinci e mi t'abbrazza;

Cci li damu 'ntra lu cori, Mi pir tia ni spinna e morì;

Cci li damu 'ntra li pedi, Mi si spidica e si ni veni;

Cci li damu 'ntra la pirsuna Pi lu tali e tali non t'abbannuna 2.

Ma essa è meno comune della preghiera.

Durante questa preghiera e il rosario che ad essa

-

1 Canti, v. II, n. 795. In acireale varia così:

Armi di li corpi addicullati, Tri biati ammazzati, Tri biati 'mpisi, Tri biati annigati, Tutti novi vi junciti Tanti e tanti cci ni dati, Mortu 'n terra lu lassati Ppi campari e non muriri E ppi purtari li cosi ò me putiri.

2 Stante la difficoltà di alcune parole, eccone una versione lette rale: Gliele daremo sulla testa, perchè il tal de' tali (nome dell amante pel quale s'è pregato) ti faccia festa; gliele daremo sull braccia, (perchè) ti stringa e ti abbracci: gliele daremo sul cuore, (perchè) per te si spiri e muoia; gliele daremo sui piedi, (perchè) si sbrighi e venga (da te) ; gliele daremo su tutta la persona, perchè il tal dei tali non ti abbandoni.

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 27

unisce, la divota è tutta orecchi per udir Yecoflu leccu) delle anime. La cosa è importante, perchè da questa eco si potrà argomentare se la grazia per che si prega verrà concessa. L'eco si traduce in segni buoni e in segni cattivi, secondo che buono o cattivo debba essere il ri- sultato della novena. Buoni segni il canto d'un gallo, il latrare d'un cane, un bel fischio, un suono di chitarra, una scampanata o una scampanellata, una bella canzone (specialmente d'amore), il picchiare all'uscio di casa, il rapido chiudersi di una imposta, il passare rapidis- simo d'una carrozza. Cattivi segni il miagolio d'un gatto (segno interpretato come fatale se si hanno parenti in /iaggio), il ragliare d'un asino, una contesa, un pianto, m lamento, un peto (!) e, più che qualunque altro fatto, in po' d'acqua che si butti in mezzo la via. Egli è allora me il rosario si deve sospendere, perchè nessuna cosa 5 tanto fatale quanto l'acqua, forse, credo io, perchè le me gocce richiamano alle lagrime.

V'ha poi un'eco quale si presta a buoni e a sinistri tuguri, voglio dire lu fettu o lu 'scutu (ascutu, ascolto) mando passino persone e pronunzino, pe' fatti loro, malche parola. Se le parole sono in senso affermativo, uialunque sia il discorso che facciasi, come a ragione l'esempio: Già si sapi; oppure: È veru; o: Mi piaci; >d anche: Sugnu bonu ecc.; non si può dubitare che le mime d' decollati saranno favorevoli. E se in senso con- rario si ode, p. e.: Mai, chi ce' entrai oppure: Nenti kenti: 9un essiri; ed anche: 'Un lu vogghiu, 9un mi ìiaci ecc., si dev'essere certi che la faccenda andrà male, ^a stessa maniera di trarre auguri per mezzo dell'eco

28 CAPITOLO 1.

si ha per la festa di S. Giovanni Battista e per altre oc casioni 1.

Tuttavia può accadere che gli echi, sfavorevoli in prin- cipio della novena, prendano lieto indirizzo verso la fine; onde il divoto s'avrà quello che desidera e prega. Perciò non è buono, dicesi, che a' primi cattivi segni si cessi dalle orazioni e dai rosari: bisogna perseverare sino alla fine. La stagione più propizia ai rosari è quella della state, perchè allora si è quasi certi che nessun elemento indi- screto di natura verrà a turbare la quiete di chi prega e il silenzio necessario agli echi serotini e notturni.

Le anime dei decollati vanno di notte sotto umane sembianze, e parlano parole tronche, dando buone am- monizioni e consigli. Qualche volta compariscono bian- co-vestite vagolando sulle rive delFOreto. A una donna ne venner vedute anche davanti la lor chiesa. Una buona donnetta, che le aveva sempre in bocca e in cuore, se le vide una notte in bianchissime e lunghissime vesti fuori porta S. Giorgio (Palermo), in mezzo a' pioppi; e ciò in quello appunto che assalita da ladri che voleano ru- barle 12 onze (L. 153) in oro che essa portava, ella gridò Armi di li carpi decullati!... Poco prima essa ave a di menticata quella somma in una bottega, e le anime Favean fatta tornare indietro a furia di ripeterle dietro Torna! torna!

Un carrettiere che trasportava zolfo da Lercara a Pa lermo era costretto sempre a pagare di suo una certa quantità di zolfo che in Palermo si trovava meno ne

1 Vedi v. II, pp. 3-8.

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 29

peso: tanto che fu preso per ladro e cacciato via dal sorvegliante della zolfara, certa zu Putru. Figuriamoci se il pover'uomo ne patisse disagio e rammarico! Pove- retto si ridusse alla elemosina. Un giorno la moglie di lui andò a fare il viaggio a' decollati, e con vera raggia di cori così chiuse il rosario:

Armi 'i corpi decullati Tri 'mpisi, tri ocisi e tri anniati,

Tutti novi vi j linciti, Nn' 'u zu Petru vi nni jiti,

Vastunati cci nni dati Sina chi mortu 'n terra lu lassati,

'Un vi lu sentii prisintari Ca la grazia m' àti a fari.

La grazia era di fare scoprire l'innocente e punire il zu Petru. causa di tanto danno. Bisogna dire che la pre- ghiera trovasse grazia presso le anime benedette, perchè non guari dopo questo viaggio il zu Petru venendo a Palermo fu assalito da ignote persone e ne toccò tante e poi tante che non se dimenticò più per tutta la vita. Quelle persone, ci si capisce, erano i decollati, e il car- rettiere, riconosciuto non si sa come per innocente, fu richiamato in servizio (Palermo).

In una leggenda popolare poetica col titolo / Bianchi si canta di un tale che dovea esser giustiziato e non avea pace pensando di non sapere a cui affidare una sua fi- gliuola. Uno dei Bianchi gli promise, e mantenne la promessa, di fare a lei una dote e di trovarle un buon partito (chi sa chi i Bianchi concedeano e prometteano al reo in punto di morte qualche grazia che era in facoltà

30 CAPITOLO I.

loro). Ora codesto signore avea una tresca con una donna, e spesso con lei si recava alla campagna. Ai parenti di lui parve disonorevole il fatto, e trovarono quattro sicari i quali si prestarono a sparargli addosso quando egli an drebbe coll'amante in campagna. La cosa andò com'era stato convenuto: appena colpito dalla prima schioppet tata, il cavaliere stramazzò per terra e parve morto Ecco venirgli inanzi l'anima del decollato, di cui il ca valiere da buon congregato de' Bianchi avea beneficata la figliuola, e soccorrerlo, e metterlo in salvo, e consi gliarli di lasciare quella mala pratica e di volgersi tutt a Dio.

L'armuzza allura di hi póvru mortu Si nn'ha jutu lini chistu Cavaleri:

« Tu a st'ura, amicu min, fussi già mortu S'io min ti vin'ia pi darreri. Io sugnu l'arma di ddu decullatu, Chiddu eh' 'a figghia tu cci ha' maritatu.

Io ti consigghiu: lassa lu piccatu, Lassa la mala pratica ch'ha' avutu, Vasinnò mori e ti nni va' addannatu Senza spiranza di nissunu ajutu.... » Quel giorno appresso i sicari incontrarono il credut morto; stupiscono e gli dimandano se per avventura eg abbia divozione de' decollati:

Li nnimici dipoi l'hannu 'ncuntratu:

« Chistu 'un è chiddu ch'avemu ocidutu ? E cci 'ncugnau unu cu li boni Dicènnucci cu gran 'ducazioni:

«Forsi ch'aviti vui divuzioni All'Armi di li corpi decullati?.... *

1 Canti, v. II, n. 932.

LE ANIME DEI CORPI DECOLLATI 31

Queste sono in parte le tradizioni orali, le credenze, le pratiche, le superstizioni del popolo siciliano in ge- nerale e del palermitano in particolare relative alle anime de' corpi decollati. Dico in parte, perchè ci vorrebbe tutt'altro che questo breve ragguaglio per mettere in mostra quanto di curioso offre la tradizione volgare in- torno a questi esseri priviligiati. Ad ogni modo mi sembra degno d iosservazione questo: che tante strane pratiche ed ubbie abbiano fondamento in un concetto teologico e cristiano. Esseri così tristi, che si lordarono le mani nel sangue dei loro simili non hanno, al certo, diritto veruno all'altrui commiserazione; la Giustizia li ha rag- giunti e condannati al patibolo. Nell'estremo istante di lor vita essi si saranno ravveduti, pentiti, forse qualche lacrima sarà spuntata sulle ciglia che guardarono indif- ferenti chi sa quanti scempi e quanti strazi. Il fio che essi pagano è già troppo terribile perchè non li faccia degni di perdono e di compianto. Per la espiazione essi sono purificati, riabilitati per cosi dire, riconciliati con Dio. Non potrebbe nascere da questo la credenza comune che i giustiziati sono martiri? E non comprova questo l'altra credenza che quando il giustiziato non si ravvide e non si pentì, il diavolo ne portò via il sepolto cada- vere l ? L'essere sttato, del resto, S. Giovanni Battista

In Acireale è ferma la credenza popolare che il corpo di Tom- naso Gargano, detto Masi Ciddu ,famoso bandito fucilato la. 1848 ;on altri tre suoi compagni, non fu rinvenuto nella sua fossa; e ciò perchè non si pentì prima di morire.

32 CAPITOLO I.

decollato, è argomento validissimo perchè queste anime pellegrine trovino culto e venerazione \

1 Così scrivevo io nel luglio del 1873. Ora mi capita sott'occhio un grosso volume intitolato: S. Francesco d'Assisi. Discorsi sacri con raggiunta di vari panegirici e sermoni pronunciati dal Rev Fortunato Mondello, Lettore agostiniano scalzo ed Assistente bi- bliotecario alla Fardelliniana di Trapani (Palermo, stab. tip. Lao, 1874, in 8°), ov'è un Sermone per le anime de' Decollati. A p. 274 son queste parole che spiegano il perchè della devozione pe' decol- lati per parte della Chiesa:

«Spettasi alla religione il diritto sui decollati. A lei i pietosi uffici. È dessa infatti che conforta i colpevoli, l'incoraggia, ed innal- zandoli ai propri occhi insegna loro che la sottomissione a quella morte violenta affronta e disarma l'ira di Dio. È dessa che scalda nei petti umani un vivo sentimento di pietà verso i rei, concordan- doli di preci, di voti e di benedizioni più di quelle che spesso ne abbia il giusto nell'ore supreme. È dessa che al fianco dei giusti- ziati, con dolci parole, con affettuosi conforti, con amplessi materni e colla promessa del celeste perdono, risveglia il pentimento nel I loro cuore, rianimandoli alla più lieta speranza. È dessa infine che gitta un ultimo guardo su quei peregrini dell'eternità, ed accen nando il cielo, li rinfranca con quella sublime parola: Figli de pentimento, volate, volate alla gloria!

«Così la religione nobilita e santifica la morte dei colpevol rammentando loro che presso la croce del Redentore, un reo accolse primo l'invito al celeste possesso, e che morte dura, accettata I espiazione del delitto, è una sanguinosa confessione della giustizia di Dio. Ed ecco come la religione toglie in siffatta guisa l'infami del supplizio con l'associare i condannati al supplizio del giusto